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SCUOLA E FAMIGLIA: LA REGOLA COME DIRITTO E DOVERE FORMATIVO 
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Iscritto il: 01/03/2008, 21:47
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Nuovo messaggio SCUOLA E FAMIGLIA: LA REGOLA COME DIRITTO E DOVERE FORMATIVO
“…L’arroganza, la maleducazione, il disprezzo con cui spesso gli studenti trattano gli insegnanti — con la connivenza di genitori sempre pronti a difenderli — è vergognoso. E sono inutili le chiacchiere in nome della democrazia e della partecipazione. L’insegnamento non è democratico, è fondato sulla separazione fra chi sa e chi non sa, fra chi insegna e chi impara, fra chi indica i valori ed i comportamenti corretti e chi li deve apprendere. Troppi bambini crescono viziati e capricciosi, troppi adolescenti ignoranti e violenti, convinti che tutto sia lecito. Abbiamo bisogno di maestri che imprimano chiaramente nella mente degli allievi che certi comportamenti non sono solo illegali, ma moralmente turpi e che la formazione di una personalità libera e creativa non richiede solo di coltivare la propria vocazione, ma anche l’autocontrollo e il senso di responsabilità. Una rieducazione radicale”.
Francesco Alberoni - Da Corriere della Sere dell’11 agosto 2008

Sarebbe opportuno e si rende assolutamente necessario, leggere l’articolo di Alberoni ai genitori e agli alunni. Da parte mia sicuramente c’è l’assenso ad ogni conclusione netta, secca e facilmente comprensibile, a cui arriva l’autore: è una constatazione di fatto vera e reale, facilmente verificabile nel contesto scolastico. Vorrei riportare un fatto che personalmente mi è accaduto in un momento di confronto con i genitori rappresentanti in un Consiglio di Classe, l’ultimo di un anno scolastico, precisamente nel mese di maggio scorso. La coordinatrice, dopo aver informato i genitori sulle attività finali della scuola e sull’andamento generale della classe con una verifica e valutazione sia positiva, sia negativa dei percorsi che gli insegnanti avevano portato avanti e concluso nel secondo quadrimestre, chiedeva ai genitori stessi se avevano anche loro delle richieste particolari o volevano fare un bilancio di un anno scolastico che volgeva al termine. Uno dei genitori affermava che aveva una richiesta da fare all’insegnante di matematica, appunto la sottoscritta: lo stesso diceva che era stato contattato da altri genitori per chiedere se il compito di matematica fissato per il martedì 3 giugno 2008 poteva essere spostato in quanto alcune famiglie avevano deciso di fare una breve vacanza partendo il sabato 31 maggio e rientrando la sera del 2 giugno (festa della Repubblica). La sottoscritta ha così risposto: non posso e non voglio accordare tale richiesta in quanto sono i genitori stessi che devono fare una scelta di vita, cioè se ridare dignità e credibilità alla scuola e quindi rinunciare alla breve vacanza, e dire ai propri figli che non si può partire in quanto c’è il compito in classe di matematica e bisogna prepararsi seriamente per questa verifica; altrimenti partire e rendere evidente ai propri figli che in fondo si può saltare una verifica scritta di fine anno e anticipare le vacanze estive. Inoltre ho ricordato ai genitori che le lezioni sarebbero terminate il 7 giugno e che fino all’ultimo giorno l’insegnante può interrogare, spiegare e valutare. Sempre nella stessa riunione ho comunicato che avrei consegnato agli alunni un lavoro estivo: non sono assolutamente d’accordo con alcuni psicologi e pedagogisti, i quali affermano che in estate i ragazzi hanno bisogno di “riposo” fisico e mentale. Ma di quale “riposo” parliamo se durante l’anno scolastico alcuni alunni hanno fatto la terza parte del loro dovere scolastico, riportando numerose insufficienze? Se poi vogliamo parlare anche di coloro che sono i cosiddetti “bravi”, questi non faranno “fatica” a riprendere alcuni argomenti con tranquillità e riempiendo le giornate estive, in cui non si sa che cosa fare oltre all’andare in piscina, incontrarsi con gli amici al campetto del centro estivo del paese, oppure porsi davanti al computer e “vagare” o “chattare” nel non lecito e nel proibito, tanto per fare qualcosa e per vivere la gioventù con il cosiddetto “sballo” tanto proclamato. La scuola non deve inventare niente, le regole ci sono, basta solo farle rispettare, senza pensare che potremmo creare chissà quali incubi psicologici e compiere atti inconsulti; è chiaro che il richiamo all’autocontrollo e al senso di responsabilità, di cui parla Alberoni, rimane inutile e vano se viene fatto solo dalla scuola: E’ ANCHE UN DOVERE GENITORIALE RICORDARE SEMPRE E COMUNQUE AL/ALLA PROPRIO/A FIGLIO/A IN OGNI MOMENTO DELLA VITA LE REGOLE SEMPLICI CHE TUTTI CONOSCIAMO PER UNA SANA CONVIVENZA CIVILE!
Io ancora ci credo e non bisogna mai mollare nel sano stile educativo, né come insegnanti, né come genitori: scagli la prima pietra chi per una volta nella vita non ha detto “era un genitore, oppure un insegnante severo, mi ha detto qualche volta “no!”, ma me lo ricordo ancora e con lui ho imparato a fare le giuste scelte”.
Lorena Sepioni


16/08/2008, 8:15
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